Il té nel deserto.

Questa spezia sta al Marocco come la baguette ai francesi, i wurstel ai tedeschi, la vodka ai russi e cosi via.

Però qualcosa è cambiato, inesorabilmente.

Quando venni qui nel 2012, non facevo in tempo a fermarmi, per fare benzina, consultare la mappa, bere un sorso d’acqua, che subito sbucava qualcuno con in mano una teiera, marocchina, un bicchiere con dentro le immancabili foglie di menta e ti offriva la bevanda, rigorosamente bollente anche in pieno agosto, dopo aver osservato il rito del versare il té. È risaputo che, da queste parti, bere acqua corrente, bibite con ghiaccio e bevande ottenute dall’acqua​ di rubinetto, a noi occidentali può dar luogo a fastidiosi disturbi intestinali, anche prolungati nel tempo.

Questo problema non riguarda i nativi dato che i loro anticorpi battono i nostri 6:0 (10:0 se siete nati dopo il 1980!), ma il té è ottenuto bollendo l’acqua e, quindi, ci sono garanzie sufficienti a preservare il nostro stomaco da batteri dispettosi; casomai il problema potrebbero essere le foglie di menta non lavate o comunque passate al volo sotto l’acqua di rubinetto!!

Ad ogni modo, questo problema sembra non esserci più e non perché l’acqua è finalmente priva di impurità ma perché il té ormai non lo offre quasi più nessuno!! Nessuno dei gestori delle pompe di benzina, nessuno che esce di casa o sbuca da dietro una roccia o da sotto un sasso per offrirti del té, nessuno! Il che contrasta con lo sbucare di persone ogni qualvolta ti scappa la pipì e ti fermi pensando – erroneamente – di essere solo perché non vedi anima viva da decine di km..

Solo a Zagora è stato rispettato questo antico rito del té alla menta e, per quanto il gestore della Kasbah Kaiwana me ne abbiano offerto un bidone, accompagnato da arachidi tostate, la cosa non mi è dispiaciuta affatto.

Eh si, i tempi stanno cambiando ovunque.