Appunti di viaggio – Asia Minore (1).

Nel 2011, dopo l’esperienza al Pinguinos in gennaio [Valladolid, Spagna], rivolgo le mie attenzioni verso est perché, come dice l’amico motoviaggiatore TotòLeMotò “a noi il sud del mondo piace assai“. La mia metà è la Turchia o, come preferisce chiamarla un’amica armena, l’Anatolia centrale.

Il paese è grande e pieno di luoghi e siti che meritano di essere visitati, c’è ne sono così tanti che è necessario fare una scelta e decidere cosa vedere nell’arco di soli 14 giorni ma, come sempre, l’itinerario cambia strada facendo e il viaggio di andata mi consente di inserire un paio di deviazioni fuori programma.

Mi imbarco su un traghetto da Ancona nel pomeriggio di un giorno di maggio e all’alba della mattina successiva arrivo a Igoumenitsa. Da li, grazie all’autostrada Egnatia-Odos costruita in soli 4 anni per collegare l’Adriatico al Bosforo, raggiungo agevolmente la frontiera di Ipsala; subito dopo il confine greco-turco, anziché andare verso Istanbul decido di prendere la strada che porta a sud verso lo Stretto dei Dardanelli. Lungo la strada mi fermo a visitare il sacrario dei caduti della Prima guerra mondiale nei pressi della città di Gallipoli, teatro di un catastrofico tentativo di invasione da parte delle truppe anglo-australiane che si trasformerà in un’ecatombe (se non avete visto il film The Water Diviner, ve lo consiglio).

Attraverso lo stretto che separa fisicamente l’Europa dall’Asia, da Kilitbahir a Cannakale, e dopo 15 minuti di traghetto mi ritrovo sulla sponda asiatica, accolto da una enorme riproduzione in legno del mitico cavallo di Troia. Proseguendo ancora verso sud lungo la costa dell’Egeo, mi imbatto nel sito di quella che nel 1870, Schiellman ritenne fosse il sito dell’antica città troiana, teatro della guerra raccontata nel poema omerico. Personalmente la visita non ha suscitato particolari emozioni… strano.

Mi fermo a dormire a Ezine, senza aver ancora assimilato di trovarmi in un paese mussulmano e, quando alle 6 del mattino sento urlare a squarciagola, ci metto un po’ a realizzare che è solo la voce di un imam diffusa a tutto volume dagli altoparlanti di un minareto quasi attaccato alla mia finestra.

Dopo la sosta notturna e un’abbondante colazione com’è loro usanza, monto in sella e arrivo a Pergamo dove salgo fino in cima alla collina sulla cui sommità sorgono i resti di quella che fu una delle più illustri città della cultura ellenistica e che possedeva uno dei più bei templi dell’antichità. Nel 1878 una spedizione di archeologi tedeschi  effettuarono gli scavi per riportarlo alla luce ma poi decisero di trafugarlo, smontandolo pezzo per pezzo e trasferendolo al museo di Berlino (successivamente venne di nuovo smontato e trasferito in Russia dai sovietici alla fine della Seconda guerra mondiale per poi essere restituito alla Germania dell’Est).

Dopo una visita agli scavi e alla città nuova, proseguo il mio viaggio e in serata finalmente raggiungo Efeso.

[continua…]