Faccio un salto a casa.

Nel corso del mese di settembre sono partito per tornare in Puglia a festeggiare gli 80 anni del mio papà.

L’occasione è coincisa anche con il ritorno in Italia di Sandy e Royce, i nostri #piùcheamici americani in visita dalla mia mamma, insieme alla quale hanno fatto un bel tour del centro/nord Italia con una capatina in Svizzera prima di tornare a Statte. Inizialmente avrei voluto affrontare il viaggio in bici+treno ma a causa di un imprevisto al lavoro, ho dovuto rimandare la partenza di tre giorni e quindi mi sono dovuto organizzare diversamente.

Dato che non ho l’auto dal 2008 e che acquistare i biglietti del treno oggi per domani mi sarebbe costata una fortuna ho scelto di andarci in moto, e non che la cosa mi dispiacesse, ma il costo dell’autostrada A14 da Fano a Taranto è ormai lievitato anch’esso a livelli esorbitanti (85 euro andata e ritorno), superando di gran lunga i costi per il consumo di carburante. Per risparmiare ci sono diverse possibilità, a patto di prendersi il tempo necessario per percorrere, ad esempio, tutta la SS. 16 Adriatica da Fano fino San Severo, Foggia o Cerignola, che è quello che faccio solitamente; da li poi ci sono diverse opzioni che conducono tutte alla meta e sono tutte molto più interessanti della A14.

Quando usavo l’autostrada ci mettevo circa 6 ore ma sono sei ore di una noia mortale e che sembrano non passare mai, soprattutto perché una volta entrato in Puglia sono solo a metà strada dalla meta; invece, percorrendo le statali ed effettuando alcune deviazioni sulle strade provinciali e comunali verso l’interno, in direzione della Daunia o della Murgia barese, ci si impiegano dalle 9 alle 11 ore ma il tempo sembra scorrere più veloce.

Si attraversano molti centri abitati, tutti molto caratteristici, molti dei quali impregnati di storia, da Altamura a Barletta, da Canne della battaglia a Lucera solo per citarne alcuni, che si trovano lungo percorsi percorrendo i quali il paesaggio cambia in continuazione. Si va dalla collina murgese agli immensi campi di grano, dagli uliveti e le vigne a perdita d’occhio per passare ai primi contrafforti dell’Appenino lucano, in un susseguirsi di lunghi rettilinei interrotti continuamente da curve e tornanti, su strade il cui fondo non sempre è in perfette condizioni e se ha piovuto c’è fango, ma sulle quali non ci si può mai distrarre e, proprio per questo, non si ha il tempo di annoiarsi.

Volendo c’è anche una variante che attraversa la dorsale appenninica passando per il centro Italia (Spoleto, Terni, Rieti, Venafro, Campobasso, Lucera), fatta in moto nel 2016 con mio figlio Alessandro, ma richiede almeno una sosta per la notte perché non diventi una gara contro il tempo. Oppure si può optare per un giro del Gargano o una puntatina fino a Matera, dipende solo dal tempo a disposizione.

Così il tempo passa, veloce ma senza fretta, anche se è l’andata quella che mi emoziona sempre. Il ritorno alla mia terra, ai suoi colori e ai suoi profumi, ai miei cibi preferiti: mozzarelle, panzerotti, fegatini e bombette, rape stufate, il marretto con le patate di mamma, la tajedda di Anna, giusto per citarne qualcuno. E poi i genitori, i fratelli, mia sorella, gli zii, i vecchi amici d’infanzia, i luoghi a me tanto cari, i colleghi di un tempo.

Ultimo particolare per niente trascurabile è che con la mia moto, e con le mie velocità di crociera, spendo meno di 60 euro di benzina fra andata e ritorno.

Namasté.