Il ritorno del lupo.

Nei giorni scorsi, cogliendo l’occasione dei festeggiamenti per l’80° compleanno del mio papà, sono tornato in Puglia e ho avuto anche la possibilità di rivedere i nostri #piùcheamici americani che, ormai da 5 anni, partono apposta dagli U.S.A. per venire a trovare la mia mamma, ma questa storia la racconterò in un altro momento. 

Nel corso di questo breve soggiorno abbiamo organizzato una cena per stare tutti insieme da Paolo&Angela, proprietari e gestori dell’Agriturismo San Michele in Triglie, e ho scoperto con piacere che dopo il cinghiale, e dopo aver colonizzato le prime colline della Murgia tarantina, anche il lupo è tornato ad abitare nel territorio intorno casa mia, nelle campagne e nei boschi fra Statte, Crispiano e Massafra, in quei luoghi a me tanto cari, dove ho girovagato per tutta la mia giovinezza e dove ancora mi piace farlo, in moto o in bici, tutte le volte che ne ho l’occasione.  

In verità per Paolo, allevatore del cavallo murgese, questa non è stata né una piacevole notizia né una gradevole scoperta, visto che gli hanno divorato un puledro, ed è certo perché i lupi lo hanno mangiato anziché semplicemente ucciso, come farebbero dei randagi o dei cani rinselvatichiti, ma questo è quello che fanno i lupi fin dagli albori della loro comparsa su questo pianeta: cacciare per procurarsi il cibo, esattamente come faceva un tempo l’uomo. Oggi la nostra specie non caccia più, abbiamo i market e i grandi magazzini dove procuraci il necessario da portare in tavola, ma per ovvi ed evidenti motivi, il lupo non può fare altrettanto e continua a fare l’unica cosa che sa fare per sfamare se stesso è il proprio branco, cuccioli compresi: cacciare! 

Quindi, così come avviene in altre regioni in cui la ricomparsa del lupo è avvenuta già da tempo, è giunta ora che anche la Regione Puglia prenda atto della sua presenza e adotti le misure adeguate che tutelino agricoltori, pastori, allevatori e tutti coloro che potrebbero potenzialmente essere danneggiati dalla **naturale** attività di caccia dell’animale, incentivando l’adozione di recinti elettrificati e l’impiego di cani da pastore di razze allevate e genticamente predisposte a tenere lontani i predatori, come il cane da pastore abruzzese o, meglio ancora, il mastino dei Pirenei, tanto per citare quelle razze che vanno per la maggiore. Tutto questo va fatto tenendo ben presente che il lupo non è pericoloso per l’uomo dal quale si tiene alla larga e del quale ha paura.

E questo **deve** essere fatto prima che si diffonda la psicosi di massa e prima che qualcuno inizi a gridare “al lupo.. al lupo…” scatenando l’isteria collettiva e finendo con il chiedere l’abbattimento di un animale che viveva in questi luoghi già PRIMA dell’uomo e che, per secoli, dall’uomo è stato prima cacciato senza pietà e poi scacciato, fino a farlo scomparire.


Namasté