La sindrome di Wanderlust.

Riporto un interessante articolo tratto dal sito www.psicoline.it.

“Le persone che hanno una voglia perenne di partire, che parlano spesso dei paesi visitati e consultano continuamente i siti internet di viaggio, non sono “fanatici” ma affetti da una vera e propria Sindrome chiamata Wanderlust.

Il termine tedesco “Wanderlust” deriva dall’unione di due parole, “Wander” (girovagare) e “Lust” (desiderio), ed è una vera e propria ossessione caratterizzata dall’incontrollabile impulso di partire per fuggire in qualunque luogo del mondo, sempre alla ricerca di angoli nuovi. È un modo per sfogare le proprie insoddisfazioni quotidiane.

Diverse ricerche scientifiche sembrano aver dimostrato che i malati di viaggi (i “wanderlaster”) sono tali perché ce l’hanno scritto nel DNA. Una ricerca, pubblicata sulla rivista “Evolution and Human Behaviour” afferma con certezza di aver individuato il cosiddetto “gene del viaggio”, denominato appunto “Gene di Wanderlust”.

A svelare chi sono i veri viaggiatori sarebbe, dunque, il nostro DNA. Il “gene del viaggio”, denominato DRD4 7r, sarebbe il recettore della Dopamina D4 che regola il livello di curiosità e rende sensibili agli stimoli esterni. La sua funzione, pertanto, è collegata a quella della Dopamina che svolge un’azione fondamentale nel determinare gli equilibri dell’umore.

L’entusiasmo e l’emozione che si provano prima di intraprendere un viaggio o di avventurarsi in mete sconosciute potrebbero essere solo una “magia” compiuta da questo gene. Non tutti, però, sentono il bisogno di viaggiare: solo il 20% della popolazione ha alti livelli di DRD4 7r nel proprio corredo genetico.

La maggior parte di questi viaggiatori sono localizzati in zone del mondo in cui, storicamente, gli spostamenti erano frequenti. A supporto di questo è quanto riferito dallo studioso Chaunsheng Chen, secondo il quale è più facile che il gene si trovi in popoli che migravano frequentemente e percorrevano notevoli distanze centinaia di anni fa.

Un ulteriore studio, condotto da David Dobbs della National Geographic, supporta queste teorie. Secondo il ricercatore, il DRD4 7r è il diretto responsabile della passione e dell’amore per tutto ciò che è esotico e sconosciuto. Il gene del viaggio si riscontra in quelle persone maggiormente propense ad affrontare i rischi, a provare i cibi insoliti, ad avere un maggior numero di relazioni sociali e sperimentare avventure nuove.

Comparando il corredo genetico delle popolazioni più sedentarie e quelle che tendono a spostarsi, anche David Dobbs, come Chaunsheng Cheng, ha notato che geni di questo tipo erano più frequenti nelle popolazioni i cui antenati avevano percorso lunghe distanze, partendo dalla lontana Africa.
Pertanto, le persone affette da questa sindrome sono geograficamente collocate in aree del mondo in cui storicamente i viaggi sono sempre stati incoraggiati, da cui già milioni di anni fa migrarono i primi uomini.

Entro questi termini non sembrerebbe proprio una brutta malattia, ma un impulso vecchio quanto l’uomo, che spingerebbe ad andare verso l’ignoto e a superare le barriere culturali e geografiche. Però se i suoi sintomi sono estremizzati possono determinare una vera e propria patologia, soprattutto quando il desiderio di viaggiare diventa un’ossessione e la voglia di fuggire un impulso irrefrenabile.

Il sintomo più rilevante è la necessità viscerale di viaggiare, conoscere posti e gente nuova, fare esperienze inconsuete. È l’impulso incontrollato di navigare spesso su internet alla ricerca di siti specializzati di viaggi, voli o treni economici, insomma offerte di qualunque tipo.

Sul cellulare di un vero Wanderluster non mancano applicazioni di compagnie aeree, hotel e mappe; così come, nella libreria, sempre presenti sono le guide turistiche, i manuali di viaggio e il mappamondo.

I Wanderluster seguono sempre i programmi televisivi che parlano di viaggi, sono amanti dei documentari e guardano film ambientati in luoghi particolari della Terra per viaggiare con la fantasia e prendere spunto per un nuovo itinerario. Chi è affetto da tale sindrome decide di investire i propri guadagni in partenze e fa nuove conoscenze in qualunque viaggio; con la scusa di tornarci nuovamente, ha sempre la valigia pronta”.

[è possibile consultare l’articolo originale qui]