La libertà è uno stato mentale..

Quando nel 2009, dopo 24 anni di esilio volontario dal mondo delle due ruote, ho deciso di comprare una moto e rimettermi a viaggiare, non avevo ancora ben chiaro cosa fare ne come. L’ispirazione mi venne leggendo le gesta di 4 personaggi che, a quei tempi, erano in giro in moto per il mondo (Italo Barazzutti, Gionata Nencini, Miriam Orlandi e Daniele Cossu), ma per capire fin dove potevo arrivare, decisi che il primo viaggio doveva essere qualcosa di impegnativo, così avrei saputo se lo spirito che aveva mosso la prima parte della mia vita era ancora integro o no.

Scelsi di affrontare un raduno invernale, l’Elefantentreffen edizione del 2010, a detta dei veterani quello più impegnativo degli ultimi 10 anni e lo è stato davvero. Intanto perché l’inesperienza mi ha impedito di attrezzarmi adeguatamente e di affrontare l’inverno dell’Europa centrale abbigliato a dovere, cosa che mi è costata una bronchite e 39°C di febbre per tutto il viaggio di ritorno. Fortuna che almeno avevo deciso di montare delle antiestetiche ma quanto mai provvidenziali moffole al manubrio, altrimenti ci avrei rimesso anche le mani. Ma le difficoltà maggiori le ho dovuto affrontare al ritorno, negli ultimi 40 km. da casa, per percorrere i quali ci sono volute più di 4 ore in mezzo alla neve, tra Rimini e Pesaro.

Però quell’esperienza mi aveva consentito di verificare che avevo ancora energie, determinazione e voglia di viaggiare in moto che sarà pure molto romantico e avventuroso ma, di sicuro, NON è comodo e, a una certa età, anche questo aspetto deve essere valutato accuratamente.

Quasi subito decisi di avere un blog e un sito attraverso i quali raccontare le mie esperienze di motoviaggiatore di ritorno e magari invogliare altri, giovani e meno giovani, a superare l’incertezza e rimettersi in viaggio. Tuttavia, sebbene all’inizio fui tentato dall’andare alla ricerca di sponsor, dopo un paio di positive esperienze (con CLS, oliatori elettronici per trasmissioni, e con TomTom, dispositivi di navigazione veicolare), smisi di cercare e decisi che non avrei più voluto avere nessuna forma di collaborazione, con nessun tipo di interlocutore. Questo perché volevo mantenere intatta la mia autonomia, la libertà di scegliere liberamente dove andare, quando, per quanto tempo e anche cosa fotografare e cosa no, cosa scrivere, ecc., ecc..

In seguito, benché ci siano stati dei contatti – pochi – con qualche azienda, ho gentilmente declinato l’offerta di donazioni e quando queste ci sono state ho messo in chiaro che, semmai avrei scritto qualcosa al riguardo, lo avrei fatto in maniera assolutamente obiettiva, senza alcun condizionamento. Così quando ho scritto che indossando un nuovo capo di abbigliamento, montando un determinato accessorio alla mia moto o usando uno specifico lubrificante erano o non erano state soddisfatte le mie aspettative, ho potuto farlo fregandomene se la ditta Tizio, Caio o Sempronio mi avrebbero contattato in futuro o no perché, ringraziando il cielo, un lavoro già ce l’ho.

E non voglio che viaggiare diventi un lavoro: smetterei subito.